giovedì 9 dicembre 2010

il decalogo


Si parlava oggi con Enrico, di creative commons ma soprattutto di quelle che potrebbero essere le linee guida, gli elementi essenziali di questa:
casa-fattoria-galleggiante-standard-personalizzabile-modulare-multimateriale-autonoma-interconnessa-autarchica-implementabile-smontabile-riciclata-riciclabile-ergonomica-mobile-itinerante-ecologica-anfibia-vegetale-semplice-manuale

come standard base direi che, o deve stare dentro un container o deve avere delle misure che sono uguali o parte di un container; questo è dovuto essenzialmente alla massima mobilità del modulo e dei suoi abitanti. Deve essere possibile montarla e smontarla massimo in due persone, i pezzi di ricambio si devono poter trovare ovunque o comunque facili da costruire o sostituire con altri compatibili. Non c'è regola nei materiali utilizzati, come in permacultura, si progetta in base a quello che l'ambiente circostante offre con più abbondanza.

lunedì 22 novembre 2010

per salvare capra e cavoli


alla fine, o meglio, all'inizio di questa nuova avventura che è la disoccupazione, ho deciso di unire due blog che ho creato in due fasi della mia vita:
la prima, quando pensavo che fosse ora di pensare ad un'unità abitabile mobile galleggiante (vedi: vivigalleggiando). La seconda, fase recente, quando avevo voglia di fare l'ortolano di laguna.
Mi sono ultimamente reso conto che è possibile, anzi, è forse necessario, fare l'ortolano di laguna su una casa galleggiante, che in realtà non è solo una casa ma una vera e propria fattoria.
Non ci sono molti esempi simili al mondo, ho scovato "the science barge", uno zatterone con una serra sopra che scorrazza sull'Hudson River facendo educazione ambientale ai bambini, promuovendo buone pratiche e altro, non è però quello che ho in mente.
Sto invece pensando ad un modulo adatto prima di tutto a quello che dovrei fare qui in laguna, coltivare spazi verdi, da solo o con altri, in isole anche abbastanza distanti fra loro. Mi servirebbe quindi una specie di casa-fattoria, che sia del tutto autonoma energeticamente, che arrivi molto vicino al luogo di destinazione, ma non necessariamente "sul luogo", che abbia un modulo più snello che si possa staccare con facilità dalla casa madre, e altro ancora che andrò a definire meglio nei prossimi post.

Mi vorrei muovere contemporaneamente su due piani: quello intimo e quello su più larga scala.
L'intimo l'ho già descritto prima, progettare la mia casa, adatta ad un ambiente particolare come è quello lagunare.
Il piano più generale ha invece a che vedere con la Pianura Padana e più i generale con tutte le pianure che sono bagnate da fiumi.
Mai come in questo periodo in Italia si parla di dissesto idrogeologico, siamo continuamente in emergenza e subiamo alluvioni che non riusciamo nè a prevedere nè a gestire. Come fare?
Guardandoci in giro non c'è molto da fare, ci resta solo una cosa, agire drasticamente. Pensare ad una nuova riforma agraria-urbanistica che metta esseri umani e territorio non in contrasto ma in simbiosi. Ripensare il territorio dall'acqua, e quindi, nel caso della Pianura Padana, dai fiumi, dai canali, dai laghi e laghetti.
Naturalmente si tratterebbe di abbattere la maggior parte delle case, delle fabbriche, delle strade costruite negli ultimi decenni, fare tabula rasa, per capire dove effettivamente quest'acqua ha voglia di andare, assecondarla, immagazzinarla, rilasciarla piano piano d'estate, convogliarla nei periodi di grandi pioggie in zone alluvionali dove invece di nuocere stimola il suolo ammorbidendolo, limitandone la crescita delle cosiddette "erbacce", ecc.
Rimodellare il territorio, scavando migliaia di laghetti e di canali che creano una fittissima rete d'acqua e di comunicazione.
Se voglio cambiare luogo dove vivere non devo cambiare casa, mollo l'attracco e "con lentezza" mi sposto altrove. Ho un vicino che non sopporto più? Se posso lo prego di spostarsi, altrimenti cambio posto io.
La mia casa galleggiante ha delle misure standard per essere compatibile con la tua, il mio sistema ed il tuo sistema possono diventare un unico sistema......................................continua


domenica 26 settembre 2010

ci vedo, dunque scrivo, vino, bevo, vendemmio

dopo un buon mesetto di vista annebbiata da una sacca di siero dietro la retina (se ne è andata per fortuna da sola) riprendo la scrittura su questo blog che ho veramente trattato male negli ultimi tempi. Ho dato sicuramente più spazio alla vanga (anche se in verità nel nostro orto della Giudecca non la uso da tempo) e comunque ho approfondito di più le attività pratiche.
Oggi è stato giorno di vendemmia con i compagni di spiazziverdi e con gli amici-colleghi dell'associazione "Laguna nel Bicchiere le Vigne Ritrovate". Abbiamo vendemmiato il rosso-mix alle Zitelle, abbiamo caricato tutto in barca e siamo andati in cimitero! Sembra strano ma è così, anche in cimitero, all'isola di S. Michele e più precisamente nel convento dove fino a qualche anno fa c'erano i francescani c'è un orto con vigna e soprattutto una cantina degna del suo nome.
Abbiamo pigiato a mano (con i piedi), mangiando e bevendo tutti insieme, una vera festa insomma. Se il vino è come quello dell'anno scorso sarà sicuramente un buon bere, uve trattate biologicamente, no solfiti, un vino ruspante che sa proprio di sale, di sole, di storia millenaria.
Alla prossima

martedì 12 gennaio 2010

Il cibo e l'ospedale


Sono seduto su un letto d'ospedale, fra un po' mi operano, una sciocchezza ma è comunque un'operazione. Inizio a pensare.

A pranzo mi daranno un panino al formaggio (crescenza, sarò già senza denti?) e uno al prosciutto (non definito ma ipotizzo cotto).
Anche quando è stato ricoverato Noè pensavo al cibo dell'ospedale, aveva una gastroenterite e gli davano da mangiare purè e formaggio (e non credo faccia molto bene in quelle condizioni!).


Ormai siamo quasi tutti d'accordo che la prima medicina è il cibo ma solo negli ospedali non se ne rendono ancora conto. E' una questione di budget? Costerà molto dare un pasto con dei prodotti di qualità cucinati con maestria e presentati in modo fantasioso?

Forse i medici credono troppo nelle medicine e meno nella medicina, intesa come cura della persone nella sua complessità.

Vi immaginate se i migliori cuochi lavorassero negli ospedali? Forse oltre a soddisfare i palati dei commensali diventerebbero dei veri e propri "guaritori"; troppo sovversivo.
Una dieta fatta su misura per il paziente già dal suo primo giorno di ricovero potrebbe essere, nei casi di "ignoranza alimentare", un'introduzione ad una successiva pratica quotidiana di ben-vivere. Si potrebbero impegnare le noiose giornate di degenza per seguire corsi di "educazione al gusto".

Ogni reparto avrebbe una sala da pranzo modello trattoria dove il momento del cibo diventa luogo di scambio e la cucina oggetto di condivisione e discussione, "ottimo questo minestrone di riso e ortiche signora Vianello", "non le pare che questo tempura di fiori di finocchio sia un po' salato signora Paolini?"
Cucina a vista, come nei moderni ristoranti, così da poter essere un esempio permanente per pazienti ma anche per chi lavora in ospedale.

In corridoio, un tavolo con tutte le tisane possibili e immaginabili, con libri sull'argomento, seminari quotidiani di fitoterapia e visite guidate all'orto botanico dell'ospedale.

Oltre ai medici e agli infermieri ci sarebbero i giardinieri-ortolani che curano un grande orto-giardino (è quello che già si potrebbe fare nei dintorni dell'avveniristico ospedale di Venezia, in Terraferma).
Una parte di spazio per le piante aromatiche da trasformare in un laboratorio fitoterapico interno (distillati, principi attivi, creme, ecc), una parte a giardino dei profumi in un percorso emozionale, una parte, la più estesa, a orto-giardino sinergico che detta ai cuochi una dieta strettamente stagionale.

Le caratteristiche dell'hortus conclusus convenzionale andrebbero elaborate ed attualizzate, oltre alle pergole di vite anche altre di kiwi, rosa canina e altri frutti e fiori edibili (vedi plants for a future).

Un grande pollaio per avere uova fresche di qualità, una vasca per il pesce e una per le alghe.

Nei sotterranei, grotte artificiali per la coltivazione dei funghi e fondamentale, colture di germogli.
All'interno dell'ospedale tutte le finestre potranno servire da supporto per l'installazione di sistemi idroponici verticali, tetti verdi coltivati, facciate esposte al sole con orti-giardini verticali.

Ma che anestesia mi hanno fatto? Datemene ancora un po', grazie.